«Il quartiere di Porta Venezia, oggi, si compone di due vite che corrono quasi parallele, si incrociano brevemente al crepuscolo, proseguono le loro strade, opposte. La comunità habesha è ben visibile di giorno, davanti ai negozi di alimentari e ai ristoranti dai nomi evocativi: Asmara, Adulis, Massawa. Quando il sole è sceso le vie vengono invece illuminate da molteplici insegne colorate, appoggiate su porte a vetri oppure insonorizzate che si aprono e chiudono con una cadenza veloce e regolare: non sono quelle dei ristoranti habesha, sono quelle dei bar e dei club che hanno aperto negli ultimi dieci, quindici anni. Anche le facce che vi transitano, che bevono gin tonic sui marciapiedi, sono diverse dalle facce incontrate di giorno: sono quasi esclusivamente bianche». Con Vincenzo Latronico, un ritratto del quartiere di Porta Venezia e delle sue diverse identità, per il primo numero di Cartography. Foto di Alice Schillaci.

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